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AQUILONI O DELFINI? TRIATHLON PAVESE AVANTI TUTTA
Icio, Libano, Gigi, Sara e Cate etc etc dalla ammiraglia uno, a Parma, ci facevano pensare. E noi altri, ammiraglia due, lì, a Pietra Ligure, in attesa che il mare si placasse e in attesa dell'arrivo tardivo (al suo primo triathlon) di Ruggeri. Un pettorale da cercare nella parafarmacia rigorosamente chiusa alle 13, mentre Libano sul cellulare scarico tentava di aggiornarci sui risultati. Le ragazze alla grande seconda e terza di categoria. O terza e seconda, ma brave comunque e insomma. I ragazzi sfortunati, Icio in testa, con quel racconto che puzzava incredibilmente di scherzo delle puntine prese dalla ruota della sua bici. Quando stava per dominare la gara. Il Duathlon di Parma. Invece era vero. Tutto vero. E incazzarsi non serve a nulla. Quanta ignoranza ci troviamo a pestare per strada.
Forse anche per quello il mare, di Pietra, era rabbioso. Sbrottava. Schiumava. In lungo e in largo. E in lungo i giudici del TRiathlon di ponente decidevano di tagliare il tracciato marino. Una boa qua una là e via. Qualcuno veniva sballottato dalla corrente troppo a destra. Altri troppo a sinistra. Fatto sta che la partenza era comunque uno spettacolo e noi dalla spiaggia ce ne stavamo lì, a godere di quello iodio gratuito che libera il naso. Di quelli spruzzi che rinfrescano i pensieri. E sembrano giochi di delfini. La poesia finiva presto quando c'era da guadagnare la riva. E la passerella. E via sotto la doccia lavasale e lava stanchezza, per la prima, solo la prima delle tre grandi fatiche olimpiche. Settecentocinquantametri a nuoto fra le onde (e i delfini, trecento delfini!) da lasciarsi alle spalle con quella odiosa muta che sì, ti farà galleggiare meglio, ti farà anche guadagnare metri, ma slacciarla e spruzzarla via dalle spalle è un tormento. Ma c'è altro a cui pensare. Esce Marce, esce Enrico. Fan corsa quasi insieme si vede da subito. Esce Mauri un po' dopo e Emilio, che lotta con la lampadina che si spegne e si accende fra una boa e l'altra (troppi mobili su e giu' per lle scale la settimana che precede la gara! o forse è colpa el soprannome: Anzianotti). Esce il Debuttante Ruggeri, che fa con calma e cerca la moglie lì in spiaggia, sperando nel tifo, ma niente, non la trova. E passa anche lui: verso zona cambio. Poi c'è Zocca. Che ti sorride. Ce l'ha fatta anche lui.
Non era facile. Delfino coraggioso. Il coraggio ce l'ha da vendere e l'atteggiamento giusto anche. La sfida lo diverte, sa mettersi alla prova. Con ironia. Va bene così. Enrico detto Sissio (Silvio Fauner...) è sempre più esperto. Usa elastici alla caffeina per ganciare e sganciare. Per guadagnare minuti preziosi alla fatica che l'aspetta. In bici. Marce insegue. Ha una grande responsabilità. Bici nuovo. Colnago fiammante che l'Ernestino in persona gli ha messo a punto piegando quel telaio "a snoopy" manco fosse un arco. Inforca. Pedala. C'ha grinta. Ma gambe più vuote del solito. E sta volta fatica. Sissio Marce Sissio. Si cercando si aspettano si sfidano. Scherzo su scherzo. Enrico finge anche una lite in corsa. Ci casca la claque, a bordo pista, che conta uno per uno gli eroi di giornata. Sessantasei, sessantanove. Passano il Fauner e il Marce. Sorridono. Salutano e cambiano. Mentre continua la conta. E arrivano, più indietro, ma arrivano altri sorrisi all'incoraggiamento paziente. Poi tutti perdono le ali rotonde, le ruote e il ferro: depositati accanto al casco, di traverso, a un tappettino di asciugamano, alle scarpe coi gancetti sfilati prima ancora dell'ingresso alla zona cambio. Alla muta che dorme e s'asciuga.
E mentre i conti tornano o non tornano più, lo ripassano con un fiocco al collo, del primo giro, a piedi. Di corsa. Dieci chilometri lunghi. Il gradino che porta al crampo, di Sissio, il passo che allunga Marce, verso il prossimo traguardo. Guadagnare posizioni. Ci pensa bene Mauri, che su quel terreno, in verticale spinto, si esprime al meglio e ne mangia di concorrenti persi prima nell'acqua e dopo sul sali e scendi di Pietra. Mauri recupera posizioni su posizioni. Anzianotti tiene, con l'anca che duole, ma la convinzione e la tempra di un ragazzino. Insiste. E' la forza del triathlon: non da tutti, a cinquantun anni suonati. E Ruggeri tiene botta. E Zocca va di scia. Si beccano gocce, nel finale, di pioggia. E applausi fino all'ultimo. Marce e Sissio mantengono promessa del numero. Salvato l'onore del pettorale. Arrivo senza patemi e senza apparente grande fatica. Margini di miglioramento e di dimagrimento. Un po' di Zona, in zona cambio, in zona pranzo, per la prossima volta. Che ci sarà. A Bardolino o chissà. Tutti alla fine, comunque. E noi lì, sotto la tenda del traguardo. Col fotografo che scarica digitali su digitali. Tremenda fatica da immortalare in ogni posa. Spruzzi, sudore, gambe che girano, ruote che arrotano e piedi che macinano asfalto. Vapore e fatica. Da raccontare sul sito. Da bruciare in anteprima sul Forum. Gli aquiloni pavesi che si fanno delfini. Si gonfiano un po' e si sgonfiano di sorrisi. E poi raccontano e scontrano. Squilla il telefono: Icio? Ci sei? Ti aspetto? Corriamo? Maledette puntine! Triathlon pavese avanti a tutta. Va bene così.
Luciana Rota 10-06-09